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30.09.04

Sesso Idraulico

Grande contributo della scienza al miglioramento dei rappoti sessuali. E' nata la LuveSeat, la prima sedia dell'amore.

The Compass Institute, un'organizzazione che si occupa del miglioramento della sessualità dell'uomo, ha presentato LuvSeat, una sedia disegnata per migliorare l'intimità sessuale tra le coppie. Inventata da Richard Harris, professore all'MBA di Harvard e amministratore della sanità da trent'anni, la LuvSeat ha un design molto particolare, pensato proprio per l'accrescimento del piacere . Al progetto hanno partecipato laureati di Harvard, medici di Yale e coppie che hanno dato il loro contributo collaudando la LuvSeat. La sedia poggia su una piattaforma di alluminio che fa uso di due pompe idrauliche per regolare sia il movimento che il peso. Una terza pompa controlla la posizione della sedia che può essere reclinata fino a 180 gradi. La varietà delle posizioni sessuali che può sopportare la sedia dipende soltanto dall'immaginazione di chi la usa. "La sedia rappresenta il più grande contributo all'attività sessuale dopo il letto" ha affermato Harris che è anche il presidente della Compass. "L'eccitazione, nel rapporto erotico, è vitale e garantisce la qualità e la durevolezza dell'intimità sessuale di una coppia. "Il nostro obiettivo è quello di offrire alla gente la possibilità di scegliere un'ampia gamma di posizioni per celebrare il loro amore, attraverso l'uso di prodotti sicuri e di alta qualità che migliorano la comunicazione e le relazioni". LuvSeat è utile soprattutto per coloro che soffrono di malattie fisiche, disfunzioni sessuali, artriti o mal di schiena. Può sopportare un peso di circa 500 chili e può essere facilmente smontata e sistemata sotto il letto in 20 secondi. Con gli adeguati optional, disponibili presso il Compass Institute, LuvSeat può essere trasformata in un tavolo da massaggio o in un attrezzo ginnico. Gli accessori comprendono un corpisedile lavabile in vari colori, braccioli e poggiatesta regolabili.

Siti Molto Interessanti
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Pomeriggio in centro
Imparare a convivere e accettare il proprio corpo ha un effetto anche fisico. Una scrittrice americana propone il nudismo terapeutico e dimagrante. Una nuova soluzione per eliminare i sensi di colpa e i chili di troppo. Una scrittrice americana, Lisa Bonnice, artista e cultrice della filosofia naturista, ha scritto un libro che farà felici molte persone. Infatti, nel suo Addressing the GOO - the metaphysics of weight loss, Lisa rivela come è riuscita a perdere peso in modo quasi indolore.
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Tanto per cominciare è necessario avvicinarsi al mondo dei nudisti. Sembra che il naturismo aiuti nel dimagrimento, che sia un punto di riferimento per chi vuole perdere peso. Vedere corpi nudi spesso imperfetti, compreso il proprio, scatena la determinazione a migliorare il proprio aspetto fisico. Chi si sente a proprio agio a mostrasi nudo davanti a perfetti sconosciuti, non si vergogna del suo corpo, anzi lo ama e ne va fiero.
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Ma questo è solo uno dei consigli di Lisa. Infatti anche lei si rende conto che andare in un campo nudisti non è certo indolore e che non tutti sono disposti a farlo. Il suo libro parla anche dei problemi psicologici che sono legati al peso e offre alcuni strumenti per superarli. Sembra che la parte difficile non sia mettersi a dieta, ma decidere di farlo. "La cosa fondamentale per le donne" sostiene la Bonnice "è imparare a confrontarsi con altre donne vere e non a paragonarsi con le modelle delle pubblicità, irreali e spesso aiutate dal fotoritocco".

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Io e Viviana avevamo scoperto questo mondo dopo la serata passata con Michela e Stefano. Il nostro rapporto divenne più solido di prima, avevamo compreso la differenza tra amore e sesso e questo non fece altro che bene ai nostri sentimenti; le uniche regole d’oro che c’eravamo imposti erano: mai tenere nascosta un’avventura al consorte ed avvisarlo preventivamente, stare sempre attenti all’igiene ed alla salute dei partners occasionali e raccontarsi tutto nelle poche volte che solo uno dei due era presente. Tutti e quattro avevamo preso la decisione di dare sempre la precedenza alle nostre due coppie, qualsiasi incontro con altre persone avrebbe sempre dato la precedenza alle serate organizzate fra di noi anche se l’appuntamento con terzi fosse stato preso prima. Oltre alle serate organizzate tra noi spesso ci dedicavamo un week-end separato scambiandoci le mogli, così, intanto che io mi scopavo Michela a Firenze, Stefano si sbatteva Viviana nella loro baita in montagna. Baita che, naturalmente, era attrezzata di tutto punto; infatti, Stefano era un patito di BDSM e non si limitava a questo, era un fanatico della possessione, il suo massimo era immobilizzare Viviana legandola e bendandola e, dopo averla torturata un po’ ( con spilli, cera e frusta ), scoparsela così come l’aveva legata. Nelle loro due giorni mia moglie doveva andare in giro per casa completamente nuda, unici indumenti che aveva l’autorizzazione di indossare erano calze autoreggenti o con reggicalze, tacchi a spillo e, naturalmente, polsiere, cavigliere e collarino di pelle nera. Nelle giornate fredde Stefano le concedeva magnanimamente di indossare una tunica bianca trasparente. Ogni domenica sera che si tornava a casa dopo questi week-end Viviana era completamente distrutta dalla stanchezza ma pienamente soddisfatta. Quando si preparava per andare a letto potevo ammirare il suo corpo che portava i segni delle torture subite; le scottature della cera, i segni del frustino e quelli delle corde che la obbligavano nella posizione scelta da Stefano.Parlando di queste sue esperienze scoprii che la cosa, dopo un primo momento di repulsione, le piaceva; provava un brivido di piacere ad essere trattata in quel modo.

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Appena raggiunto l’accordo ci dedicammo completamente alla serata. Subito fummo avvicinati da tre uomini che passarono subito al sodo palpando le nostre mogli. Il primo si dedicò a Viviana, dopo essersi presentato portò subito la sua mano sul seno e cominciò a strizzarlo. Mia moglie chiuse gli occhi ed emise un sospiro di piacere. Gli altri due puntarono Michela che, come sempre, si dimostrò più zoccola di Viviana. Intanto che il primo le toccava il seno passando sotto la camicetta, lei baciò appassionatamente il secondo e guidò la mano dello sconosciuto tra le sue gambe. Fu una bella serata, le nostre mogli parteciparono ad una gang-bang, si ritrovarono in una stanza con dodici uomini che le riempirono completamente. Io e Stefano trovammo due ragazze di venticinque anni che ci fecero toccare il paradiso, lui si scopò la mora ed io mi presi la rossa. I suoi capelli erano tutto un programma. Mossi e lunghi fin oltre le spalle davano proprio l’idea di una fiamma e lo sguardo dei suoi occhi verdi confermava che era un’assatanata. La scopai in tutti i modi e le riempii di sperma lo splendido viso. Alla fine io ero letteralmente sfinito e lei aveva una maschera di sborra che le ricopriva il viso ed i capelli. Il tutto colava sul suo seno prorompente, era così bella che le feci una foto con il telefonino così n’approfittai per farmi dare il numero del suo. Ero molto stanco così comincia a cercare gli altri. Trovai Stefano nella zona bar, aveva finito prima di me e stava amabilmente parlando con una bionda che si era seduta a gambe aperte sul suo bacino e gli mostrava il suo piccolo seno. Lo raggiunsi e gli dissi se non era il caso di recuperare le nostri consorti e tornare a casa visto che erano già le quattro del mattino. Mi rispose senza lasciare i capezzoli della bionda che, con maestria, stava pizzicando e tirando. Si alzò e cominciammo a cercare Viviana e Michela. Le trovammo nella stanza illuminata da neon rossi; erano completamente nude e piene di sperma ovunque, quasi addormentate tanto erano stanche. Rigagnoli di liquido seminale uscivano dai loro buchetti, oddio, nel caso di Michela non era propriamente un buchetto; il suo ano era ancora dilatato. Decisi di farmi altri ricordi della serata e feci altre foto con il telefonino aggiungendo a quella della rossa le foto di Viviana e Michela. Proibimmo alle due donne di pulirsi, avevano il permesso di togliere l’eccedenza ma per il resto dovevano restare così fino a casa; la nostra uscita dal locale fu salutato da un’ovazione di tutti i presenti che videro le condizioni delle nostre mogli.

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Un Fine Settimana
Il lunedi ero distrutta da quanto raccontato precedentemente, il martedi ugale, poi finalamente il mercoledi mi decido a richiamare Paolo. Fissiamo per un incontro il giorno seguente nello stesso pub della settimana prima, quando arrivo loro sono già al tavolo, due birre davanti e appena mi vedono si alzarono in piedi per salutarmi. Mi siedo, ordino la mia birra e iniziamo ad osservare la gente presente nel locale ironizzando e fantasticando su come si comportassero a letto, che tipi di rapporti potessero prediligere in funzione della faccia che si ritrovavano. Ormai tra noi non esistono più tabù o freni morali, questi due mi hanno fottuta culo e fica per un pomeriggio intero. Il discorso è servito senza dubbio a scaldarci e verso la mezzanotte i miei due stalloni, senza tanti preamboli, mi invitano a fare una “sveltina”. Usciamo dal locale montiamo sulla macchina di Paolo e ci dirigiamo verso XXX, un posto arcinoto freguentato da coppiette in macchina.I due super-organizzati stendono dei giornali sui vetri e vanno a sedersi sul sedile posteriore, abbassano i pantaloni e io mi devo limitare a succhiare i loro uccelli, visto che lo spazio, solitamente angusto per due in tre era veramente invivibile. Non c’e spazio sufficiente per farmi infilare e mi limito a farmi toccare un po’. Non mi fanno penare poi molto, sono eccitatissimi e dopo un po’ che li stò spompinando, e che loro avidamente smanaccano sul mio seno, a turno, prima Paolo e poi Claudio, vengono con una copiosa sborrata, che Paolo mi chiede di ingerire per salvare la tappezzeria.

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Mentre si tormentava in questo modo si ritrovò sul pianerottolo, davanti alla porta dell'appartamento che oltretutto non era neanche suo. Entrò, l'ambiente era gradevole, arredato in modo moderno anche se un po' impersonale, un delicato profumo di incensi orientali era nell'aria. La moquette scura sembrava pulita, i due divani rossi spiccavano in contrasto con le pareti bianche. Dietro una libreria a giorno c'era il grande letto matrimoniale di design con la testata imbottita, rossa come i divani.
Si sedette, guardò l'orologio, mancava più di mezz'ora all'appuntamento. Sì, ma quale appuntamento! Tanto non sarebbe venuto nessuno, non voleva che venisse nessuno. Tutto di colpo le sembrò squallido e premeditato. Si sentiva insicura e imbarazzata. Le venne da vomitare e cercò il bagno ma non vomitò, anzi. Il bagno le diede un senso di calma come le capitava quando si trovava in riva al mare o al lago o comunque vicino all'acqua. Si guardò intorno, era un bell'ambiente, studiato per "quel" particolare tipo di incontri, con una enorme vasca rialzata, piastrellata con piccole tessere di mosaico in gradazioni di blu alla quale si accedeva grazie a due gradini. Le pareti erano azzurre, da un lato un'ampia doccia che poteva contenere comodamente quattro persone, chiusa da un vetro trasparente e dietro un muretto basso si trovavano i servizi igienici. Uno specchio enorme copriva quasi interamente la parete dove erano alloggiati due ampi lavabi, incassati in un piano di marmo nero screziato di blu. Niente male. D'istinto aprì i rubinetti della grande vasca e lasciò che il rumore dell'acqua la calmasse ulteriormente. Aveva ancora tempo, sospirò e si disse che in ogni modo si meritava almeno di provare un bagno così. Versò del bagnoschiuma nell'acqua che inizio a produrre la più abbondante schiuma azzurra che avesse mai visto. Pensò che non fosse molto ecologico, ma pazienza. Poi trovò delle candele in soggiorno e le sistemò accese tutt'intorno alla vasca. Spense tutte le luci, accese lo stereo, si spogliò e si immerse in quella meraviglia. Dopo un buon quarto d'ora si ricordò perché si trovava lì e pensò che era ora di andare. Usci velocemente dall'acqua e si infilò l'accappatoio, stava asciugandosi quando il suono del citofono per poco non le fece venire un infarto. Il cuore iniziò a picchiare in testa, le orecchie ronzavano, si impietrì e non riuscì più a deglutire. Un altro suono, più insistente, quasi scocciato sembrava dire, bene, mi hai fatto venire fin qui, ora apri. Si diresse verso l'anticamera, alzo la cornetta e disse solo: "Terzo piano" ed attaccò immediatamente. "E ora che faccio?" pensò in preda al panico, "potrei scappare per le scale, ma non sono vestita e sono anche tutta bagnata, accidenti a me, accidenti a me!" e le venne da piangere, si sentiva eccitata e confusa, non sapeva che fare, di colpo le sembrò di svegliarsi da un sogno e si chiese che cosa facesse lì e le prese l'impulso di uscire, ma il rumore della porta dell'ascensore che si richiudeva sul pianerottolo le fermò il cuore. Questione di secondi e poi si trovò a dover prendere la decisione più rapida della sua vita, respirò a fondo, ok si disse, se è venuto fin qui.

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Postato il 09:09

12.09.04

Eccitarsi con i piedi

Il Feticismo e i suoi risvolti nella vita di coppia: come evitare che la Trasgressione possa mandare a monte il rapporto

In sessuologia il Feticismo è l'utilizzo di oggetti inanimati, legati al corpo umano, come Reggiseni, Calze, Scarpe, Autoreggenti, Stivali, Reggicalze, Reggiseno, Piedi o altri accessori femminili che diventano ingredienti fondamentali per l'attività sessuale. Solitamente il feticcio è necessario per raggiungere lo stato di Eccitazione e, in sua assenza, si possono verificare delle disfunzioni nell' erezione (impotenza). Spesso il feticista si masturba tenendo in mano l'oggetto, strofinandosi contro, odorandolo o leccandolo e potrebbe chiedere al partner di indossare il feticcio durante i loro Giochi Erotici. Per parlare di Feticismo ci sono però altri criteri da considerare: si deve verificare da più di sei mesi, essere un pensiero ripetitivo, costante, che pervade l'intera vita dell'individuo, con estensione oltre la sfera sessuale, spesso in grado di produrre disagio personale (sensi di colpa, depressione e vergogna); soprattutto va sottolineata la caratteristica dell'indispensabilità, ovvero in assenza del feticcio il Sesso non riesce o fa fatica a funzionare. Occorre quindi differenziare il feticismo dall'uso non patologico di fantasie, comportamenti o oggetti sessuali come stimolo per l'eccitazione. Il provare ad avere un'eiaculazione su scarpe a punta può essere ad esempio vissuta come una fantasia erotica che rimane tale e viene utilizzata per raggiungere l'eccitazione nel corso dell'attività sessuale (solitamente le Fantasie costituiscono un giardino segreto di cui non si parla o per pudore o perché parlandone perderebbero la loro carica erotica). Può invece succedere che rappresenti un desiderio Trasgressivo da soddisfarsi passando all'azione: ed ecco quindi il rivolgersi ad Accompagnatrici, facile escamotage per rimuovere i freni inibitori del nostro super-io.

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Cinesi in viaggio di nozze
Due cinesi, proprietari di un ristorante, sono in viaggio di nozze. La prima notte sono tutti e due molto emozionati ed imbarazzati.
Sesso
Lui per rompere il ghiaccio la abbraccia e la coccola, le carezza i capelli e, ad un certo punto le bisbiglia in un orecchio:
- Ti avele detto niente tua madle?
Fiche
Lei timidamente fa cenno di si con la testa. Lui fattosi coraggio:
Sesso
- Vollesti plovale qualcosa di palticolale?
Lei con un sorriso malizioso:
Sexo
- Si, vollei plovale un sessantanove...
Fighe
Lui si ferma pensieroso guardando verso l'alto e poi fa:
Figa
- Tu volele "pollo con mandolle" ploplio adesso???
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Quel piccolo Porcello
Mi chiamo Federica, ho 18 anni e sono della provincia di Como. Ho da poco scoperto la Sessualità ed ora con il mio ragazzo faccio praticamente di tutto (Sesso Anale, Sesso Orale e Sesso Spinto). Lui è dolcissimo e sfido qualunque donna a resistergli. E poi ha un Cazzo Lungo degno di nota. È stato lui che mi ha sverginata l’estate scorsa, senza quei terribili dolori che andavano raccontando le mie amiche, è stato a lui che ho donato il mio culo per natale ed è stata una cosa dolcissima. Tutto quello che fa sembra un concentrato di dolcezza. E penso che qualunque cosa mi chiedesse, non sarei capace a rifiutargliela. Ultimamente gli girano per la testa Fantasie Erotiche molto spinte, che dal principio mi faceva schifo, ora piano piano, con la sua solita dolcezza, mi sta quasi convincendo. Dice che lo praticano in molti, il pissing. In realtà vorrebbe che gli facessi delle Pisciate sulla faccia nei momenti di nostra intimità. Mi fa Ditalini, mi lecca e mi monta anche due o tre volte al giorno. Sembra un toro che quando vede rosso, gli va il sangue in testa. La settimana scorsa, non per nulla avevo le mestruazioni, al ritorno dal cinema con la macchina di papà, mi ha convinta a fermarmi in una stradina secondaria, frequentata esclusivamente da chi pratica Scambio Coppie. Mi ha messa a pecorina e mi ha montata per un buon quarto d’ora. Poi siamo tornati a casa e la mattina seguente avrei voluto farvi vedere la mia faccia quando mio padre mi ha chiesto se eravamo stati al pub. Io che non capivo l’allusione ho detto subito di no, ma lui con un sorrisetto che la sapeva lunga mi ha candidamente risposto: strano, c’era della salsa rosa sul sedile.

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Il mio paniere ora è vuoto, piccoli pesci vi sono transitati. Hanno abboccato all’amo, li ho catturati, assaporato le loro carni e poi li ho rimessi in libertà. Il piacere di affondare i denti nella loro bianca carne, sentire il loro odore così caratteristico è un piacere riservato a pochi o forse che pochi sanno apprezzare. Mentre penso a questa e a mille altre cose, la coda dell’occhio scorge uno strano riflesso nel blu dell’acqua, un riflesso d’argento. Volgo lentamente lo sguardo e ti vedo. Sembra quasi tu mi stia sfidando, ti muovi sinuosa nel tratto di acqua davanti a me. A prima vista potresti essere un esemplare maschio, ma no… sicuramente sei femmina. Difficile capire la tua razza, perché riesci a mimetizzarti tra l’acqua e il fondo. La tua fugace apparizione provoca in me un brivido sensuale. In un attimo sei scomparsa. Mi chiedo se tornerai o forse se sei esistita.
Nei giorni seguenti ritorno al mio posto, aspettando con la canna il tuo arrivo. Nel frattempo ogni tanto abbocca qualcosa, ma è te che aspetto. E tu arrivi, puntuale. Mordi il mio amo trascinando la mia lenza, ti lascio giocare, tiro un po’ quando vedo che ti allontani. Mi accorgo che il tuo labbro superiore è trafitto da un amo attaccato ad un sottile filo, quasi trasparente. Ecco lo sbaglio, penso, mai lasciare che l’amo rimanga nel labbro: si staccherà prima o poi. Intanto ti vedo ingoiare il mio di amo, e fuggire. La sera lascio la canna appoggiata sulla riva, osservando il filo che parte dal mulinello scivolare via, ma senza strapparsi. Passano i giorni, e tu ritorni in ognuno di essi. Arrivi fino quasi a riva, lasciandomi riavvolgere la lenza, dalla timidezza dei primi giorni sei passata ad una sicurezza più decisa, sai che non voglio farti mancare l’acqua e l’ossigeno. Ma capisci che voglio catturarti. Mi avvicino al riva, allungo una mano. L’argento delle tue scaglie sembra vivo. Ho notato che hai cambiato la pelle, ora so la tua razza, so esattamente cosa sei. Il mio amo è giù, scomparso in te, è il trait d’union che ti lega, tramite il filo di nylon a me. Il filo è sottile ma resistentissimo, non si spezzerà ne sono certo. L’altro amo è ancora lì, piantato appena. Mi accorgo che a poco a poco sta per cadere. Preparo sulla riva quella che so sarà la tua nuova dimora. Faccio apposta a farmi vedere mentre lo faccio, voglio che tu capisca.....

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Le sue labbra seguono fiumi sotterranei fino alla sorgente che è sua, per sempre. Storie di viaggi che si consumano ancora tra le mie cosce, mentre il suo corpo duro risale la corrente senza sosta, fantasie di amori mentre la mia bocca duella con la sua, il profumo della passione che pervade la stanza e appanna lo specchio, mentre la pendola continua a scandire rintocchi fino all'alba. E' un raggio timido che filtra sotto le pieghe del raso ed illumina la barba lunga sul suo mento, il petto che si solleva piano nel sonno. Mi piace dormire su di lui, ma non posso permettere che apra il negozio così... non voglio sapere se la gente sia abituata a vederne uscire donne a quest'ora. Non l'avrebbe mai neppure sognato. Se pochi mesi prima le avessero detto che sarebbe accaduto davvero sarebbe svenuta per lo choc. E invece era lì, davanti al portone, con i battiti del cuore che rimbalzavano nel cervello facendole venire l'emicrania, le tempie che scoppiavano e neanche una goccia di saliva in bocca. Era terrorizzata. Se avesse potuto sarebbe fuggita ma le gambe non rispondevano al cervello. Era pentita, pentita come non mai, si dava della pazza, si chiedeva cosa sarebbe successo se qualcuno l'avesse scoperta, si malediva per essere stata tanto stupida e si insultava da sola per aver ceduto alla parte irrazionale di se stessa, e mentre faceva tutto questo si materializzavano davanti le immagini di una vergogna pubblica che non poteva neanche immaginare di affrontare. I pensieri non facevano che aumentare il mal di testa e tuttavia capiva che in fondo non voleva tornare indietro, così prese la chiave e in qualche modo aprì il pesante portone d'ingresso, sperando di non incontrare nessuno. Entrò, cercando di simulare un'indifferenza che era ben lontana da provare e scivolando lungo il muro dell'atrio arrivò vicino all'ascensore e si appoggiò alla parete. Man mano che procedeva si sentiva sempre più goffa, brutta e ridicola, tanto ridicola. I sensi di colpa continuavano a materializzarsi sempre di più prendendo le sembianze di sua madre, i suoi colleghi, i suoi amici. Provò a girarsi per uscire ma i piedi andavano da soli dentro l'ascensore, come quelli di un condannato rassegnato al patibolo. "Se solo potessi prendere fiato", pensò, "solo un attimo a riflettere, un momento per respirare con calma." Ma non c'era niente da fare, la parte razionale non l'ascoltava più. Si consolò pensando, tanto lui non verrà, vedrai non succederà niente, me ne starò lì un'ora da sola, mi calmerò, mi passerà tutto e me ne tornerò a casa come se niente fosse. Ah, se riuscirò a tornare a casa non lo farò mai più, mai, mai più, lo giuro. La lezione mi è bastata, non sono tagliata per queste cose e mentalmente implorò un'entità superiore non ben definita: ti prego, fa che non venga, lo sai non facevo sul serio, fa che non venga ti scongiuro.

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